La famiglia Rospigliosi

Verso la metà del Cinquecento la famiglia di Bati Rospigliosi ed i cugini della stessa casata costruivano palazzi nel centro città. Così prestigiosamente insediati, i due rami della famiglia — discendenti rispettivamente dai due figli di Taddeo Rospigliosi, Antonio e Milanese — continuarono a prosperare, di generazione in generazione distanziando una parentela peraltro sempre riconosciuta. Erano gente oculata e attenta negli affari come nei matrimoni, ragguardevole per censo, per dignità e impegno civile, ma aliena dallo spirito fazioso dei pistoiesi.

Infatti, salvo rarissime eccezioni, nelle lotte fra Panciatichi e Cancellieri, Panciatichi Cellesi e Brunozzi, che ogni tanto insanguinano il XVI e il XVII secolo, essi compaiono tutt'al più in veste di finanziatori o di mediatori al di sopra delle parti, quasi si volessero tener “puliti” e pronti per l'evento che nel 1667 li mise in una posizione davvero unica e incomparabile: l'elezione al soglio pontificio di Giulio, figlio di Girolamo e fratello del balì Camillo, della discendenza di Milanese.

Naturalmente i Rospigliosi della Ripa del Sale parteciparono all'esultanza e alle sue festose — e costose — manifestazioni da parenti, oltre che concittadini, quali erano; ma più tardi avvenne una cosa meno naturale. Essi avevano al piano nobile del loro palazzo di Ripa del Sale alcune stanze arredate con fasto, un salone dai severi mobili di noce, un salotto e una camera tutti damasco rosso e dorature, una quadreria. Dopo l'elezione di Clemente IX, il fratello, la cognata e parecchi dei loro diciassette figlioli si trasferirono presso di lui; e attraverso matrimoni con famiglie come i Pallavicini e i Colonna, nel giro di due anni avevano fatto un tale salto di qualità per cui ormai poco importava che, morto il papa, ovviamente se ne facesse un altro. Invece i loro “cugini" della Ripa del Sale, come non avevano avuto prima, cosi non ebbero in seguito niente di paragonabile a questa sia pure indiretta esaltazione e di essa fecero il supremo riferimento della propria realtà familiare; riferimento al quale davano tangibile concretezza le belle Stanze che — si ricordarono — il papa aveva almeno in una occasione abitato e che in virtù della funzione commemorativa e ideale cosi acquistata sono arrivate fino a noi poco diverse da come dovevano essere nella seconda metà del seicento.

 

 


© 2019 DIOCESI DI PISTOIA. TUTTI I DIRITTI RISERVATI